Mulan

Mulan è il 36º classico Disney secondo il canone ufficiale. La sua uscita sugli schermi americani è del 1998.

 

Ecco la vera storia di Mulan:

 


Le prime lodi a Mulan si trovano in un poema epico anonimo del periodo delle Dinastie del Nord (386-581). Più tardi cantastorie e commediografi le hanno dato un cognome (Hua) e arricchito di svariati particolari le sue avventure.

Secondo una versione, Hua Hu, che aveva servito nell’esercito con notevole merito, sebbene anziano e con poca salute risultava ancora iscritto nell’elenco dei riservisti. Un giorno egli venne richiamato urgentemente in servizio a causa di una situazione molto critica ai confini settentrionali per le ripetute incursioni straniere.

La seconda figlia di Hua Hu, la giovane Mulan, che per prima ebbe il messaggio, pensò «… Come potrebbe mio padre andare a quest’età? Questo è fuori discussione!». Il solo altro maschio della famiglia era suo fratello troppo giovane per il servizio militare. La chiamata, tuttavia, doveva essere obbligatoriamente assolta da qualcuno. Mulan decise allora di arruolarsi travestita da uomo, usando il nome del fratello.

Convinse i genitori, che sulle prime non erano affatto d’accordo e partì.

Sulla strada per il fronte ella incontrò altri coscritti, tutti diretti verso la guarnigione di confine. Una volta giunti a destinazione, essi udirono urla di guerra e si accorsero che il comandante delle truppe di confine era circondato dal nemico. A quella vista, prima ancora di essere formalmente arruolati, si gettarono senza indugi nel combattimento. Mulan si distinse subito per la sua arguzia nel salvare il comandante da una situazione senza via d’uscita. Da quel momento ella rese meritoriamente un servizio dopo l’altro e, senza mai che nessuno manifestasse dei sospetti sulla sua vera identità, 12 anni dopo venne promossa generale.

La risoluzione della guerra sembrava lontanissima e gli eserciti contendenti a un punto morto quando una notte, Mulan, che stava compiendo personalmente un giro d’ispezione, udì a nord un battito d’ali di uccelli selvatici. Ella capì subito che gli uccelli dovevano essere stati spaventati dal nemico in avvicinamento e prontamente riferì al comandante il suo sospetto. Le truppe furono immediatamente schierate per predisporre un’imboscata alle forze nemiche pronte a un attacco notturno di sorpresa. Furono così gli invasori ad essere colti in contropiede in uno scontro decisivo e travolti mentre il loro comandante fu catturato da Mulan.

 

La guerra di confine terminò in una vittoria, raggiunta soprattutto grazie alle imprese della giovane.
Le forze cinesi ritornarono in trionfo. Mulan fu colmata di onori imperiali. Le venne anche offerta la carica di alto funzionario che ella declinò chiedendo soltanto il permesso di tornare a casa per aiutare e consolare i genitori ormai in tarda età.

A sua volta, il comandante, che nutriva una riconoscente ammirazione e una crescente affezione per il suo giovane generale, le offrì la sua unica figlia in sposa. Mulan inventò una scusa dopo l’altra per rinviare la decisione. Per nulla convinto, il comandante si recò personalmente nella casa di Mulan con un seguito di vecchi compagni d’arme della giovane per sollecitare il matrimonio. Immensa fu la sorpresa quando scoprirono che il loro generale era una ragazza di grande bellezza. Mai, però, quanto la loro ammirazione.

Nei secoli, Mulan è stata sempre indicata dai Cinesi come simbolo di patriottismo, un modello di pietà filiale e una donna di notevole valore ed eroismo.

 

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Published in: on 30 dicembre 2011 at 15:44  Lascia un commento  

Dolci di Natale – 3° Parte

PANFORTE

 

Il panforte è un dolce tipico toscano, in particolare di Siena. Ha una forma bassa e rotonda, ed è preparato a base di zucchero, farina, mandorle e canditi, aromatizzato con numerose spezie.
La superficie è generosamente cosparsa di zucchero a velo e si può gustare a piccole dosi. Il panforte è conosciuto e apprezzato non solo in Italia
Anche se adesso viene prodotto tutto l’anno, un tempo era un dolce di tradizione natalizia. Il nome panforte deriva da pan, come pane e forte nel senso che è sodo.

 

TRONCHETTO DI NATALE

 

Il tronchetto di Natale è una vera prelibatezza per i golosi. E’ squisitamente natalizio e il suo nome non lascia dubbi, ma viene adottato per una infinità di occasioni. Pare che sia stato creato dai maestri pasticceri di Parigi, alla fine dell’ottocento, ed ha presto sostituito altri dolci tradizionali, considerati più rustici e quindi meno ghiotti.
Il tronchetto piace per la sua caratteristica forma a ceppo, che richiama la suggestiva atmosfera del caminetto acceso nel periodo di fine anno, e che è legata anche all’antica usanza contadina, diffusa anche in Italia, di bruciare un grosso ceppo durante le festività natalizie, a scopo propiziatorio.
Il dolce è invitante sopratutto per la sua doppia farcitura, infatti una ricca crema di marroni è racchiusa nella pasta morbida, arrotolata e poi ricoperto da una soffice crema di burro e cioccolato.
Si presta a numerose interpretazioni, variando i tipi di crema, la quale può essere ad esempio al caffè, con decorazioni diverse, come funghetti di zucchero, pungitopo di marzapane, o altre.
Il tronchetto, o meglio il “bûche de Noël” come si chiama in lingua originale, spopola in Francia, in Belgio, ma anche in Italia è molto conosciuto e apprezzato.

 

GATTI DI LUCIA – Lussekatter

 

In Svezia sono importanti i festeggiamenti dedicati a “Colei che porta la luce”, nel giorno del ritorno del sole e della vita, e cioè Santa Lucia.
Per il 13 dicembre, considerata la notte più lunga dell’anno, viene quindi celebrato il ritorno della luce con grande abbondanza di cibo e bevande.
Tra le altre cose, vengono preparate delle focaccine dolci, aromatizzate allo zafferano, che si chiamano “Lussekatter“, che significa letteralmente “gatti di Lucia”.
Durante il periodo natalizio, in Svezia, si usa lo zafferano per dare preziosità al cibo che, con il suo colore giallo dorato, richiama il sole durante il periodo buio invernale.
In Svezia Santa Lucia è rappresentata vestita di bianco, con la corona di candeline accese in testa e seguita da un corteo di fanciulle.

 

CIOCCOLATINI

 

Da regalare oppure semplicemente per coccolarsi, sono numerosi gli ottimi cioccolatini presenti sul mercato.
Ma dal Piemonte arrivano delle squisite specialità, sotto forma di speciali praline, come ad esempio i rinomati Cuneesi, dall’inconfondibile ripieno a base di rum, e i tradizionali Gianduiotti.
I gianduiotti sono dei finissimi cioccolatini, preparati con puro cioccolato e con le squisite nocciole gianduia. Sono nati a Torino all’inizio del 1800, hanno la forma di barchetta rovesciata e pesano circa 12 grammi.
Prendono il nome di “gianduiotto” in onore della maschera di carnevale torinese Gianduja. Oltre a essere buoni, i gianduiotti hanno anche il primato di essere stati i primi cioccolatini al mondo a essere incartati. Racchiusi in eleganti confezioni sono perfetti anche per un regalo.

Published in: on 22 dicembre 2011 at 12:19  Lascia un commento  

Albero di Natale

Non tutti sanno che la tradizione di addobbare l’abete è nata in Egitto. Era allora una imitazione in legno delle gigantesche piramidi con valore propiziatorio. Un viaggiatore portò questa idea in Europa e le popolazioni nordiche lo adottarono per celebrare il solstizio d’inverno, il ritorno del calore di cui l’Egitto era simbolo. Più tardi furono applicati alla piccola piramide bastoncini che venivano bruciati: se il fuoco incendiava la piramide l’anno sarebbe stato fortunatissimo. Fu Martin Lutero, dicono, a introdurre l’abete nel mondo cristiano: le sue fronde sempre verdi potevano essere anche in pieno inverno presagio di primavera. Le candeline, in sostituzione dei bastoncini, con la loro luce rappresentavano la vita e la fede.


Alcuni raccontano che una volta, alla vigilia di Natale, san Bonifacio vide alcune persone radunate introno a una quercia; tagliò la quercia e al suo posto crebbe un albero sempreverde. Spiegò allora che il nuovo albero simboleggiava l’albero della vita ed era un segno divino.


Altri raccontano che in Germania, una notte della vigilia di Natale di tanto tempo fa, un uomo, tornando a casa, fu colpito dal meraviglioso spettacolo delle stelle che brillavano attraverso i rami di un abete. Per spiegare alla moglie quello che aveva visto, abbatté il piccolo abete, lo portò a casa, lo ornò di candeline accese e lo posò sul tavolo. le candeline assomigliavano proprio alle stelle che aveva visto brillare tra i rami del bosco.

Altri ancora sostengono che quest’usanza cominciò ancora prima del natale stesso. I druidi, cioè gli antichi sacerdoti dei popoli che vivevano nell’Europa centrale, notarono che gli abeti rimanevano sempre verdi durante l’inverno; per questo li considerarono simbolo di lunga vita e cominciarono a onorarli nelle feste invernali. In seguito, quando si cominciò a celebrare il Natale, si mantenne la tradizione dell’abete.

 

La decorazione dell’albero

Originariamente l’abete veniva addobbato con frutti, soprattutto mele, poi via, via, sono stati aggiunti dolci, caramelle, ghirlande e palle. Un tempo, la tradizione voleva che si collocassero dodici candele sull’albero. Esse rappresentavano i dodici mesi dell’anno, inoltre si cospargeva l’abete di farina per imitare la neve. In alcuni Paesi si decora l’abete con bandierine, mentre in altri si mettono fiocchi, nastri e palle colorate .

Published in: on 20 dicembre 2011 at 15:59  Lascia un commento  

Natale..

E’ qualcosa di straordinaria,  è una follia di mezzo inverno,  di segreti e abbracci e visite inaspettate e lettere di amici persi di vista ormai da tanto tempo.

 Persone assennate e morigerati, e attenti alla linea,  E’ ritorno alla caverna: Cibo, fuoco risate e tutto il clan famigliare:  “Vorrei ancora una fetta di panettone, grazie! Con la crema naturalmente..  e ancora un po’ di crema al mascarpone”.

(Pam Brown, 1928)

Published in: on 16 dicembre 2011 at 15:02  Lascia un commento  

La Stella di Natale

La famosa “Stella di Natale” che da secoli si lega agli allestimenti tipici del Natale, sarebbe nata dal regalo ad un bimbo. Narra la leggenda, che il 25 dicembre di un anno dimenticato dalla storia, un bimbo povero entrò in una chiesa per offrire un dono a Gesù nel giorno della sua nascita. Triste e vergognoso per il suo poco degno mazzo di frasche, il bambino perse una lacrima fra quei ramoscelli che un miracolo trasformarono nel fiore più rosso e bello che i suoi occhi avessero mai visto.


Published in: on 15 dicembre 2011 at 12:21  Lascia un commento  

Acciaio di Avallone Silvia

Anna e Francesca, “tredici anni quasi quattordici”, vivono nei casermoni di cemento costruiti negli anni Settanta dalla Lucchini S.p.a., la grande acciaieria che ancora oggi dà pane e disperazione a tutta Piombino. Anna e Francesca, la mora e la bionda, sono bellissime e irriverenti, e soprattutto sono inseparabili.

 Ma quando Anna scopre l’amore e il sesso con Mattia, qualcosa si rompe tra le due, che verranno risucchiate nelle loro storie private, sole davanti a genitori buoni a nulla o assenti o violenti, e si riabbracceranno solo quando la vita le sottoporrà alle prove più crudeli. Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, Silvia Avallone racconta una periferia che non sembra avere rappresentazione pubblica, un’Italia alla ricerca di un’identità e di un futuro che paiono orizzonti lontanissimi, irraggiungibili come l’isola d’Elba, bellissima e a poche miglia di mare: un paradiso a portata di mano che resta però inaccessibile.

 

Ecco alcune recensioni che ho trovato nel web:

  • Libro bellissimo e scritto benissimo. Adolescenti ed adulti con tragiche realtà e impossibili illusioni di felicità, come ovunque ci sono e ci saranno. Un ottimo libro scritto con la leggerezza della penna e la pesantezza delle parole da un’ottima narratrice.
  • Questo libro mi è piaciuto molto, mi ha davvero emozionata e mi ha fatto riflettere. La storia mi sembra assolutamente realistica e verosimile, al di là di alcune forzature che ci possono stare in un romanzo. Lo stile è scorrevole e si legge volentieri. Fa riflettere sulla mancanza di prospettive dei giovani che vivono nelle periferie, sull’ incapacità di trovare una strada diversa da quella della fabbrica che ti dà un salario per vivere, ma ti distrugge fisicamente. Fa riflettere sull’incapacità delle donne di ribellarsi e di cambiare il loro destino e quello dei figli. E infine fa riflettere sul tema della sicurezza sul lavoro e la mancanza di scrupoli di alcune multinazionali che non fanno investimenti per tutelare chi ci lavora.
  • Quando uno scrittore attinge ai propri ricordi per tratteggiare una realtà italiana quanto mai veritiera, l’effetto ottenuto è impressionante. Non a caso le parti più riuscite del romanzo, a mio avviso, sono quelle in cui il lettore riesce più a riconoscersi: una periferia fatta di balconi, cortili, pettegolezzi, urla che rimbalzano nella trombe delle scale. I protagonisti sono quelli di un’Italia si serie B, di un’Italia di cui non importa nulla a nessuno, un’Italia da cui si cerca di fuggire. Ma spesso il sogno dura il volo di una farfalla, l’incanto si spezza e lo schifo è tutto quello che resta. Anche l’amicizia, forse…


Published in: on 14 dicembre 2011 at 15:08  Lascia un commento  

Dolci di Natale – 2° Parte

PANDORO

 

Il pandoro è un classico dolce della tradizione veronese che si gusta durante le festività natalizie. E’ un dolce lievitato e morbido e ha una ricetta semplice che consiste in un impasto di zucchero, uova fresche, farina e burro.
Si gusta tagliato e fette e spolverato con lo zucchero a velo, ma viene servito anche accompagnato da una crema inglese oppure da zabaione.

 

PANETTONE

 

Uno tra i dolci natalizi più noti è il panettone, di origine milanese, ma si è così diffuso che si gusta adesso su tutte le tavole italiane e anche all’estero, durante tutto il periodo di Natale.
E’ un pane dolce, facilmente riconoscibile per la sua forma a cupola, con la superficie ben brunita. Viene fatto lievitare molte volte ed è arricchito da burro, uvetta sultanina, pezzetti di scorze di cedro e di arancia candite.

E’ immancabile sulla tavola delle feste natalizie, ma viene usato anche per accompagnare la prima colazione o per la merenda.

 

VENEZIANA

 

La veneziana è un dolce lombardo lievitato, buono e fragrante e rappresenta, insieme al panettone, l’espressione del Natale tradizionale della Lombardia.
E’ un’ottima alternativa per chi non ama i canditi. Viene servita alla conclusione del pranzo natalizio, da sola oppure accompagnata da qualche morbida crema, oppure si adatta anche per la prima colazione e per una pausa pomeridiana.

 

TORRONE E TORRONCINI

 

Il torrone e i torroncini sono tra le specialità italiane immancabili sulle tavole delle feste, nei cestini gastronomici da regalare e nella calza della Befana.
E’ una preparazione dolce e gli ingredienti principali sono il miele e le mandorle, o altri tipi di frutta secca. I torroni sono dei dolci tradizionali che vengono preparati in molte regioni italiane e quindi ne esistono di vari tipi: c’è il torrone morbido, ricoperto al cioccolato fondente oppure al latte, dolcissimo, con la glassa al pistacchio, tradizionale e croccante.
Per fare degli esempi è considerato pregiato quello di Cremona (bianco alle mandorle) ed è rinomato quello abruzzese (al cioccolato e con le nocciole). Resta solo l’imbarazzo della scelta per provare il più adatto ai propri gusti.

Published in: on 13 dicembre 2011 at 11:39  Lascia un commento  

Presepe

Della Nascita di Gesù ne parla Luca, nei Vangeli canonici, mentre la gran parte dei particolari presenti nell’immaginario collettivo della Natività, come il bue e l’asinello, provengono dai Vangeli apocrifi.

 

L’INVENTORE DEL PRESEPE

Presepe o Presepio, è una parola che viene dal latino “praesepe” e significa stalla. E’ una raffigurazione realistica della Natività di Gesù.
L’idea di ricostruire la scena del Natale in una sorta di Sacra Rappresentazione è stata di San Francesco d’Assisi.
Nel 1223, ammalato e provato dalle discussioni e dai problemi che cominciavano a sorgere nell’Ordine da lui fondato, si era rifugiato nell’eremo del Greccio, in una valle del Reatino. Quindici giorni prima del Natale, come racconta il suo biografo Tommaso da Celano, Francesco chiese al castellano Giovanni di preparare in una grotta la ricostruzione della Notte della Natività.
La sera del 24 dicembre, gli abitanti del luogo, che erano in gran parte pastori e contadini, quasi a ripetere il racconto del Vangelo, accorsero alla grotta con torce e doni. Davanti alla grotta fu celebrata una messa alla quale partecipò come diacono il Santo che non aveva mai preso gli ordini sacerdotali.
A lui fu riservata la predicazione e il canto di una Antifona che cantò con voce dolcissima.
Erano nate così le più belle tradizioni della Festa Cristiana, la Messa di mezzanotte e il Presepe.

 

IL PRESEPE NEL MEDIOEVO

 

I primi cristiani raffigurarono, prima nelle catacombe e poi nelle chiese, i simboli e le scene della vita di Cristo. Durante il Medioevo venivano allestite le scene della Natività, con l’adorazione dei pastori, sotto forma di rappresentazione.
In seguito la Natività fu rappresentata con delle statue, sistemate stabilmente nelle chiese. Si diffuse poi la costruzione di ricchissime culle, chiamate rèpos, che ospitavano il Gesù Bambino, ed erano adorne di trine e campanellini d’argento.

Il primo presepe con personaggi a tutto tondo è del 1283 e fu scolpito su committenza di Papa Onofrio IV. è un opera poderosa della quale rimangono, certamente scolpite da Arnolfo, soltanto cinque statue.

Nel 1700 le statue diminuirono di proporzione ma aumentarono smisuratamente di numero. I personaggi erano costruiti con manichini di ferro, imbottiti con stoppa, con la testa di terracotta, gli occhi di cristallo e le estremità di legno. Per realizzare i costumi venivano tessute apposite stoffe con minuscoli disegni.
L’ambientazione riproduceva con molto realismo la vita della comunità che li progettava, per esempio le taverne venivano innaffiate di vino perché emanassero il caratteristico odore.
Era nato così il presepe, inteso come rappresentazione della Natività, con le statue collocate in un paesaggio.

Published in: on 7 dicembre 2011 at 12:29  Lascia un commento  

Betlemme

Andiamo fino a Betlemme, come i pastori.

L’importante è muoversi.

E se invece di un Dio glorioso,

ci imbattiamo nella fragilità di un bambino,

non ci venga il dubbio di aver sbagliato il percorso.

… Il volto spaurito degli oppressi,

la solitudine degli infelici,

l’amarezza di tutti gli uomini della Terra,

sono il luogo dove Egli continua

a vivere in clandestinità.

A noi il compito di cercarlo.

Mettiamoci in cammino senza paura.

(Don Tonino Bello)

Published in: on 5 dicembre 2011 at 13:42  Lascia un commento  

Dolci di Natale – 1° Parte

Dicembre è il mese in cui si festeggia il Natale, il Capodanno, ma anche San Nicola, Santa Barbara, Santa Lucia.
Durante queste festività è usanza scambiare gli auguri e i regali, ritrovarsi in famiglia con i parenti e con gli amici più cari, per momenti di convivialità e di gioia.
Il Natale è soprattutto “dolce” e infatti sono molti i dolci tipici di questo periodo, per le feste più magiche e ghiotte dell’anno. La tradizione natalizia abbonda con offerte di leccornie molto ricche, per fare felici i ghiottoni.
In casa c’è aria di festa e i dolci tradizionali di ogni regione italiana sottolineano i giorni delle festività natalizie. Alcuni dolci sono noti e diffusi in tutto il territorio nazionale e anche all’estero, altri sono meno noti, ma non per questo meno buoni.
I dolci tradizionali natalizi hanno in comune una grande passione per la frutta secca e candita.

CANNARICULI

 

Nell’attesa del Natale in Calabria si usa preparare i cannariculi, che sono dei dolcetti buoni e molto tradizionali, fatti con ingredienti semplici quali farina, zucchero e miele, arricchiti dalle noci come da tradizione calabrese.
Sono molto buoni anche se non sono molto conosciuti al di fuori dai confini regionali.
I cannariculi, se ben conservati, hanno una lunga durata.

LA CUCCIA

 

La “cuccia” è un dolce tipico siciliano della zona di Palermo. Viene preparato con ingredienti semplici quali grano, ricotta di pecora ed è arricchito con zucchero, zucca candita e pezzetti di cioccolato.
E’ un semplice dolce familiare che viene tradizionalmente preparato per il 13 dicembre, giorno della festa di Santa Lucia.
Narra la leggenda che in quel giorno, centinaia di anni fa, arrivò provvidenzialmente una nave al porto di Palermo che, con il suo carico di grano, salvò le persone che stavano per morire di fame dopo una lunga carestia.

STRUFFOLI

 

Gli struffoli sono una specialità della pasticceria campana, preparati in occasione delle feste natalizie e sono molto diffusi in tutto il Sud Italia, seppur con nomi diversi.
Gli struffoli sono dei tocchetti di pasta lievitata, sono fritti e successivamente immersi nel miele. Vengono infine decorati con scorzette candite, mandorle a filetti e confettini colorati.

Published in: on 1 dicembre 2011 at 12:41  Lascia un commento