Orfeo e Euridice

Nella Grecia antica, in un mondo di armonia e di, favolosa bellezza, viveva Orfeo, figlio della musa Calliope.
Musicista e poeta sensibile accompagnava i suoi versi con il dolcissimo suono della lira. Tutti lo ascoltavano estasiati. Al suo canto le fiere uscivano dalle tane e diventavano mansuete e le forze devastatrici della natura perdevano la loro furia. Ma Orfeo non se ne vantava: riconoscente, ringraziava il dio Apollo. 

Un giorno Orfeo vide una ninfa bellissima, di nome Euridice. Colpito dalla sua grazia, se ne innamorò perdutamente.

Il destino però non aveva previsto per loro un amore duraturo. Infatti un giorno la bellezza di Euridice fece ardere il cuore di Aristeo che si innamorò di lei e cercò di sedurla. La fanciulla per sfuggire alle sue insistenze si mise a correre ma ebbe la sfortuna di calpestare un serpente nascosto nell’erba che la morsicò, provocandole la morte istantanea.

Orfeo, impazzito dal dolore e non riuscendo a concepire la propria vita senza la sua sposa decise di scendere nell’Ade per cercare di strapparla al regno dei morti. Convinse Caronte a traghettarlo sull’altra riva dello Stige e circondato da anime dannate che tentavano in tutti i modi di ghermirlo, giunse alla presenza di Ade e Persefone. Una volta giunto al loro cospetto, Orfeo iniziò a cantare la sua disperazione e solitudine e nel suo canto mise tanta abilità e tutto il suo dolore che gli stessi signori degli inferi si commossero. Fu così che fu concesso ad Orfeo di ricondurre Euridice nel regno dei vivi a condizione che durante il viaggio verso la terra non si voltasse a guardarla in viso fino a quando non fossero giunti alla luce del sole. Orfeo, presa così per mano la sua sposa iniziò il suo cammino verso la luce ma durante il viaggio, un sospetto cominciò a farsi strada nella sua mente pensando di condurre per mano un’ombra e non Euridice. Dimenticando così la promessa fatta si voltò a guardarla ma nello stesso istante in cui i suoi occhi si posarono sul suo volto Euridice svanì ed Orfeo assistette impotente alla sua morte per la seconda volta

(Dal web)

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Published in: on 12 febbraio 2014 at 08:36  Lascia un commento  

Paolo e Francesca

 La storia di Paolo e Francesca racconta di un fatto realmente accaduto nel Castello di Gradara,

Il tragico amore di Francesca e di Paolo hanno ispirato, da Dante in poi, numerosi artisti che hanno composto lavori teatrali, letterari e opere d’arte, tanto da diventare, in epoca romantica, la coppia simbolo della passione irrefrenabile, che non conosce limiti e non può essere controllata dalla ragione.

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Siamo nel 1275 e Guido da Polenta di parte Guelfa, decide di dare la mano di sua figlia Francesca a Giovanni Malatesta che lo aveva aiutato a cacciare definitivamente  i Traversari, suoi mortali nemici. 
A quei tempi i matrimoni venivano decisi dalle famiglie e i due interessati dovevano semplicemente obbedire alle decisioni prese da altri, senza tener conto dei sentimenti

Il matrimonio fu celebrato per procura,  dove il procuratore fu il più giovane e aitante fratello di Giovanni, Paolo Malatesta, del quale Francesca si invaghì per un malinteso, credendo che fosse lui il vero sposo.

Ma ben presto si rassegnò, ebbe una figlia che chiamò Concordia, come la suocera, e cercava di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, sovente faceva visita alla cognata.

Lei è spesso sola e … Paolo è così bello che..

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer si forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”

“Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse:
soli eravamo e senza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse

Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso
la bocca mi baciò tutto tremante

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse
quel giorno più non vi leggemmo avante”

Dante Alighieri Inferno Canto V 73-143

 Ed un giorno del 1285 (o del 1289 come scrivono altri ma poco importa), Lancialotto, probabilmente avvertito dall’altro fratello, Malatestino dell’Occhio, dice di partire per Pesaro, ma poi rientra di nascosto e scopre sul fatto i due amanti.

 

(Dal web)

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Published in: on 11 febbraio 2014 at 14:31  Lascia un commento