Anche questa passerà

Fu la mia nonna a insegnarmi queste preziose parole,

da usare in qualsiasi momento della vita.

Quando tutto appare irreversibilmente terribile.

Quando tutto appare assolutamente spaventoso,

ma anche quando tutto appare stupendo e magnifico e meraviglioso,

pronuncia dentro di te queste parole 

“Anche questa passerà”

e darai alle cose il loro giusto valore.

 

(Calire Rainer)

Sono parole che ho usato spesso,

ma sempre durante i periodi difficili..

Durante i periodi belli non voglio pensare al futuro

ma vivere quell’attimo..

Published in: on 24 aprile 2012 at 13:08  Lascia un commento  

La mappa del destino

Titolo: La mappa del destino

Autore: Glenn Cooper

Editore: Nord

Data di Pubblicazione: Gennaio 2011

Pagine: 410

Genere: Thriller storico

Voto: 7—

Gli ingredienti che rendono le atmosfere de “La mappa del destino” un romanzo accattivante non mancano: c’è un paese misterioso i cui abitanti custodiscono un segreto, un’abbazia ricca di misteri, degli archeologi che devono risolvere un enigma.  Il continuo avvicendarsi di personaggi e di epoche mantiene ben desta l’attenzione del lettore.  

Un prezioso segreto è racchiuso fra le pagine di un antico manoscritto, miniato da un monaco nel tredicesimo secolo e rimasto sepolto da allora dentro le mura di un’abbazia medievale. Il libriccino dalla rilegatura curata e ornato con borchie argentate è illustrato con tanti disegni di piante, ed è vergato in un codice che ne rende misterioso il contenuto.
Il libro torna alla luce ai giorni nostri, proprio all’inizio del romanzo, in seguito ad un incendio che distrugge alcuni muri dell’abbazia.
Ma la storia al centro de “La mappa del destino” prende le mosse ancor prima del medioevo. Molto prima. Non lontano dall’abbazia, infatti, una caverna che è rimasta nascosta agli occhi del mondo è istoriata da splendidi graffiti.
Le pitture rupestri che ornano le dieci camere di cui si compone il complesso di grotte sono un tesoro di arte paleolitica, e raffigurano mandrie di bisonti in corsa, figure virili dal becco di uccello, le impronte di una mano disposte come una volta stellata… Nella decima camera (che dà il titolo originale al romanzo), ultima propaggine di un sito archeologico destinato a oscurare perfino quello di Lascaux per importanza e splendore, un artista preistorico ha lasciato una testimonianza del suo passaggio su questa terra: la pittura di un rigoglioso prato pieno d’erbe dai colori brillanti.
In quel giardino segreto, tracciato con pigmenti vegetali nel ventre roccioso della montagna, c’è forse la soluzione a un problema antico quanto l’uomo stesso, e il legame con il libro trovato nell’abbazia sta per emergere in tutto il suo dirompente potenziale.

Published in: on 23 aprile 2012 at 12:49  Lascia un commento  

Il filo della vita

Una strada c’è nella vita.

La cosa buffa è che te ne accorgi

solo quando è finita. Ti volti indietro

e dici “oh, guarda, c’è un filo”.

Quando vivi non lo vedi il filo,

eppure c’è.

 

(T.Terzani)

In questo momento mi piacerebbe tanto vedere quel filo

Vorrei sapere la direzione che prenderà la mia vita..

Published in: on 19 aprile 2012 at 12:14  Lascia un commento  

Requiem per una pornostar

Titolo: Requiem per una pornostar

Autore :  Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli

Data di Pubblicazione:  Febbraio 2010

Voto : 6++

Non è sicuramente il miglior romanzo di Jeffery Deaver . La trama è poco lineare, ci sono troppi colpi di scena..che fanno perdere il filo del racconto. Ho fatto molta fatica ha terminare di leggere le ultime pagine del romanzo.


Un’esplosione improvvisa e fortissima sventra un palazzo nel cuore di Manhattan: al posto del Velvet Venus, vecchio cinema a luci rosse, ora ci sono solo pezzi di sedili e vetri infranti. Qui, il detective Sam Healy della Squadra Artificieri s’imbatte in Rune, aspirante regista appassionata di crimini: l’esplosione sembra un segno del destino per lei, che decide di raccontare nel suo primo documentario proprio il mondo luccicante e crudele dei blue movie, scegliendo per protagonista l’attrice in cartellone al Velvet quel giorno, Shelly Lowe. Ma Rune non sa che la splendida e sfortunata Shelly sta per essere messa a tacere per sempre da una seconda esplosione, e che il suo stesso debutto nella regia è a rischio: qualcuno vuole impedire a Rune di girare il suo film, per tenere lontano da sguardi troppo scomodi l’universo segreto della pornografia, e insabbiare la verità sugli attentati. Verità su cui Rune comincia coraggiosamente a indagare, addentrandosi nei luoghi più sordidi e impenetrabili di New York, tra le luci e le ombre di un mondo, quello del porno, fatto di loschi produttori, attori con troppi segreti e compromessi inconfessabili. Con Requiem per una pornostar Jeffery Deaver torna a mettere in scena l’irresistibile protagonista di Nero a Manhattan, raccontandoci una storia torbida e appassionante, in cui l’innocenza è troppo spesso sinonimo di rovina, e andare a letto con uno sconosciuto è di gran lunga più facile che fidarsi di lui.

Published in: on 16 aprile 2012 at 12:39  Lascia un commento  

Oggi mi sa che muoio

Titolo: Oggi mi sa che muoio

Autore : Jole Severi Silvestrini

Editore:  Mondadori

Data di Pubblicazione:  Marzo 2011

Voto: 6+

Pietro ha diciotto anni, una famiglia benestante, maglioni puliti, la macchina del papà da usare quando serve. La sua città è quella dei quartieri centrali, delle settimane bianche, delle serate con gli amici. Jasmina ha quindici anni, una famiglia che vive di espedienti. La sua Roma è quella del quartiere popolare di Tor Bella Monaca. Ed è qui che i due ragazzi si incontrano, in un centro di volontariato che assiste la gente del quartiere, indipendentemente dalle origini o dal colore della pelle. Pietro si ritrova a condurre un piccolo laboratorio di scrittura per bambini insieme a Jasmina. E di lei si innamora perdutamente. I loro mondi sono lontani, paiono inconciliabili. I contrasti tra le famiglie, così diverse, e tra le rispettive comunità, costringono i due ragazzi a vivere clandestinamente la loro passione.

La scrittrice ha voluto trattare il difficile tema dell’integrazione attraverso la storia d’amore di Pietro e di Jasmina, ma non sempre è riuscita nel suo intento..alcune parti del racconto risultano banali e fin troppo prevedibili.

Published in: on 10 aprile 2012 at 15:13  Lascia un commento  

Buona Pasqua

Nei miei sogni ho immaginato
un grande arcobaleno che colora
il cielo di Pasqua portando con se
un mondo di Pace.

Published in: on 7 aprile 2012 at 13:58  Lascia un commento  

Il Venerdì Santo

Il Venerdì Santo è il primo giorno del triduo pasquale. Durante la Settimana Santa di Pasqua e in particolare il Venerdì Santo, ogni regione celebra, secondo le proprie tradizioni, il ciclo e la rievocazione della Passione e della Morte di Cristo. Nel tempo della Passione si rievoca il tradimento, la cattura e la crocifissione di Gesù Cristo. La sua morte espiatrice è stata il modello di ogni martire il cui sacrificio partecipa alla redenzione.
Le rievocazioni della Passione consistono in un solenne corteo in cui sono teatralmente riproposti da personaggi in costume gli episodi canonici della Passione del Cristo, della cattura nell’orto di Getsemani, della crocifissione, fino alla esibizione dei simboli materiali tradizionalmente collegati alla sua morte, come i chiodi, il martello, la tenaglia, la spugna, la lancia, i flagelli, la corona di spine, la croce, la colonna, la scala, il gallo, ed altri.

LA SOLENNE VIA CRUCIS

Come il sole all’equinozio è posto nel punto centrale per risorgere nella parte superiore dello zodiaco, così il Cristo è crocifisso al centro del cosmo, per risorgere e poi ascendere al cielo. Questo passaggio è simboleggiato nella solenne Via Crucis del Venerdì Santo, che consiste nel passare in processione e nel meditare davanti ad una serie di croci accompagnate dalle immagini che raffigurano gli episodi della Passione.
La parola Passione deriva dal latino “Passio, Passionis”, che deriva da “Pati”, che significa soffrire. Nella religione cristiana la Passione è attribuita al complesso di sofferenze e dei tormenti patiti fino alla morte, sulla croce, da Gesù Cristo. Ed è proprio il Venerdì della Settimana Santa il giorno tradizionalmente considerato della Passione

TRADIZIONI E RAPPRESENTAZIONI DI PASQUA

Le manifestazioni religiose pasquali sono molto numerose e suggestive, in alcuni luoghi sono le feste folcloristiche più emozionanti e coinvolgenti del periodo primaverile. In modo particolare in alcune località del Mezzogiorno dove sfilano in processione i “Flagellati”, incappucciati e armati di flagelli di varia foggia, con cui si battono il petto in segno di penitenza.

 

(Dal Web)

Published in: on 6 aprile 2012 at 12:01  Lascia un commento  

Il kimono rosso

Titolo:  Il kimono rosso

Autore:  Lesley Downer

Editore: Piemme

Pagine: 432

Data di pubblicazione: Gennaio 2011

Voto: 8

 Senza accorgermene mi sono ritrovata nel Giappone della metà dell’800..tra guerre interne e amori…circondata da una cultura millenaria..ricca di contraddizioni e di fascino..Sono stata completamente rapita dal racconto..a volte ho avuto la sensazione di percepire gli odori..di vedere i paesaggi..descritti dall’autore..In ogni pagina si sente il profumo di un Giappone che non c’è più, una magia ed una poesia unica, perse ormai nel tempo.

È il 3 maggio 1868 e i petali degli ultimi fiori di ciliegio volteggiano nell’aria limpida e si posano a terra, ricoprendola di un fragile manto rosa. Hana ha diciassette anni e da due è sposata ad un valoroso samurai, Yamaguchi; ma il marito, quasi sempre impegnato in azioni di guerra, è quasi un estraneo per lei, la intimorisce e talvolta la percuote. Tra l’altro, come avviene abitualmente nel Giappone del suo tempo, anche il matrimonio di Hana è stato combinato dai genitori, le cui decisioni non possono certo essere messe in discussione da una giovane figlia. “Servi fedelmente mia madre e prenditi cura della casa” è la consegna di Yamaguchi per Hana, al momento del congedo. La città è invasa dai ribelli del Sud, tutti gli uomini validi devono partire per difendere lo shogun e il Paese, donne e vecchi resteranno soli nelle case dai cancelli sbarrati e dalle porte sprangate. Ma spesso mura, cancelli e porte non bastano a difendere da un destino già segnato: Hana, pur battendosi come il suo ruolo di moglie richiede per custodire la casa ed accudire i vecchi suoceri, ad un certo momento, per scampare alla morte, è costretta a fuggire abbandonando casa e città. La strada la conduce a Yoshiwara, il quartiere dei piaceri di Tokyo. In questo mondo di cortigiane Hana esperimenta sentimenti e passioni fino a quel momento a lei ignoti; scopre la seduzione ed il piacere; assapora per la prima volta nella sua vita un certo senso di libertà, paradossale in quel luogo chiuso dai rituali ben definiti e sempre ripetuti…

Published in: on 5 aprile 2012 at 13:18  Lascia un commento  

L’uovo di Pasqua

L’uovo di Pasqua ha origini molto antiche che si rifanno a riti legati all’inizio del periodo primaverile visto come rinnovamento della natura e quindi legato alla fecondità. Durante i secoli si sono poi aggiunte altre tradizioni e leggende legate a questo strano prodotto della natura.

L’uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c’è quello dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta e di carta pesta. Ma mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate hanno un’origine radicata nel lontano passato.

Le uova nella storia

 Le uova, forse per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito un ruolo unico, quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità. Già al tempo del paganesimo in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita.
Gli uccelli infatti si preparavano il nido e lo utilizzavano per le uova: a quel punto tutti sapevano che l’inverno ed il freddo erano ormai passati.

I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li scambiavano come dono per le feste Primaverili, così come nell’antico Egitto le uova decorate erano scambiate all’equinozio di primavera, data di inizio del “nuovo anno”, quando ancora l’anno si basava sulle le stagioni.

Un tempo si usavano le uova colorate che venivano nascoste fra i semi di frumento, per favorire un raccolto abbondante, oppure si passavano sul dorso del bestiame, prima di mandarlo al pascolo, per incrementare una quantità più abbondante di latte.
Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa.

Le uova, associate alla primavera per secoli, con l’avvento del Cristianesimo divennero simbolo della rinascita non della natura ma dell’uomo stesso, della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell’uovo, oggetto a prima vista inerte, Cristo uscì vivo dalla sua tomba.

Nella simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori della primavera e la luce del sole. Quelle colorate di rosso scuro sono invece simbolo del sangue del Cristo.

Uova decorate


L’usanza di donare uova decorate con elementi preziosi va molto indietro nel tempo e già nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra risulta segnata una spesa per 450 uova rivestite d’oro e decorate da donare come regalo di Pasqua.

All’inizio le uova decorate erano di legno o di osso, decorate con motivi floreali, ma con il passare del tempo sono diventate sempre più preziose, fino ad arrivare all’uovo d’oro. All’inizio le uova decorate erano di legno o di osso, decorate con motivi floreali, ma con il passare del tempo sono diventate sempre più preziose, fino ad arrivare all’uovo d’oro. L’uovo d’oro conteneva un minuscolo pulcino tutto d’oro, all’interno del quale di trovava una copia della corona imperiale, dentro la quale, a sorpresa, si trovava un rubino a forma di uovo, che lo zar Alessandro III donava ogni anno alla zarina.

L’orafo degli zar, Peter Carl Fabergé, creava ogni anno degli esemplari molto raffinati di uova, che decorava nei minimi particolari. Lo zar Alessandro III Romanov, vissuto dal 1845 al 1894 e tristemente famoso per la sua politica reazionaria e rigidamente repressiva, faceva dono delle famose uova di Fabergé alla moglie e ai membri della corte imperiale.
Questa tradizione era iniziata nel 1885 e venne mantenuta anche dal figlio di Alessandro III, Nicola II Romanov, vissuto dal 1868 al 1918 e giustiziato a causa della sua politica criminale. Anche lui, in occasione delle festività pasquali, regalava le preziose uova uscite dal laboratorio orafo di Fabergé sia alla moglie che alla madre.

 

Il gioco con le uova a Montefalco

Tra i riti pasquali, legati alle uova, uno in particolare merita di essere ricordato. In Umbria, a Montefalco in provincia di Perugia, la Pasqua viene festeggiata con le processioni, la musica, le campane e anche con un curioso gioco con le uova. Ogni partecipante deve rompere con la punta del proprio uovo il guscio dell’avversario. Il vincitore è colui che raccoglie più gusci.
Sempre per Pasqua, nel convento di Sant’Agostino di Montefalco, si tiene la “Settimana Enologica”, una mostra mercato dedicata ai vini umbri. Montefalco è chiamato anche “Ringhiera dell’Umbria”, per la sua splendida posizione panoramica. E’ incluso tra i borghi più belli d’Italia e visitarlo è come fare un tuffo nel Medioevo. Conserva la pianta quadrata romana, alla quale si sono sovrapposti gli anelli concentrici delle vie medioevali. Il borgo si fregia anche del titolo di “Città del vino”, infatti si trova al centro della Strada del Sagrantino, uno dei vini rossi più blasonati e pregiati di’Italia.

 

Le uova di Pasqua di cioccolato

Tra i dolci di Pasqua che hanno avuto una notevole diffusione nazionale, l’uovo al cioccolato è il dono che tradizionalmente si regala nella ricorrenza pasquale non solo ai bambini, ma anche agli adulti. Può essere fatto di vari tipi di cioccolato, ben confezionato e di solito corredato di gradita sorpresa. In questo periodo dell’anno anche le pasticcerie fanno a gara a proporre uova di produzione artigianale, riccamente decorate.

 

La leggenda dell’uovo di Pasqua

La leggenda narra che la Notte, alata e nera, era corteggiata dal Vento, forte e impetuoso. Travolti da una folle passione si unirono e diedero alla luce delle uova che, una volta schiuse, divennero i progenitori dell’umanità.


Published in: on 4 aprile 2012 at 12:35  Lascia un commento  

La Colomba Pasquale

La Colomba è il dolce simbolo della Pasqua, e se non è Natale senza il Panettone, non è Pasqua senza la Colomba.

Il simbolo della colomba nella religione

Alla fine del pranzo pasquale è quasi d’obbligo un dolce a forma di colomba, che in questa occasione simboleggia sia il Cristo che lo Spirito Santo.
Può essere infatti il simbolo di Gesù Cristo che porta la pace nel mondo agli uomini di buona volontà, ma anche il simbolo dello Spirito Santo che scende sui fedeli, grazie al sacrificio del Redentore, come insegna la liturgia del battesimo e della confermazione strettamente legata alla Pasqua.
La colomba nell’arte può avere molteplici significati:
– su molte lucerne dei primi secoli è incisa una colomba posata su un calice, adorata da due colombelle, agnellini e pesciolini, questa raffigurazione simboleggia il Cristo che offre ai fedeli l’Eucaristia;
– un’altra scena frequente dell’arte cristiana primitiva è rappresentata da due colombe che ne adorano una più grande, posta in cima alla croce, per significare che i cristiani devono imitare il loro modello;
– se invece si posa con un ramoscello d’ulivo nel becco su una barca stilizzata, è il simbolo del Salvatore che viene a proteggere la Chiesa nella sua navigazione attraverso i secoli;
– mentre se la colomba si sta avvicinando all’arca, sulla quale un uomo protende le mani, è simbolo del Cristo che porta la pace nell’anima.

Com’è fatta la colomba

 La Colomba è originaria della Lombardia, del Pavese in particolare, ma è diffusa su tutto il territorio nazionale, viene proposta in diverse versioni originali e compare su tutte le tavole alla fine del pranzo pasquale, ma anche in seguito per colazioni e merende.
L’impasto e la morbidezza della Colomba sono simili quello del panettone, cambia la foggia che è appunto a forma di colomba. Si compone di farina, lievito naturale, burro, zucchero, uova, cedro candito e uva sultanina.

Colombe tradizionali e speciali

Le Colombe sono presenti sul mercato in molte versioni, le più diffuse sono quelle tradizionali preparate con pasta dolce lievitata, soffici, arricchite con poca arancia candita, ricoperte con uno strato di glassa, mandorle e granella di zucchero.
Ci sono anche in versione senza canditi, un ingrediente che non è sempre gradito a tutti.
Le colombe possono essere rivestite di glassa, bianca oppure al cioccolato, e farcite con creme varie, per esempio al cioccolato, alla vaniglia o al liquore.

(Dal web)

Published in: on 3 aprile 2012 at 12:23  Lascia un commento