Acciaio di Avallone Silvia

Anna e Francesca, “tredici anni quasi quattordici”, vivono nei casermoni di cemento costruiti negli anni Settanta dalla Lucchini S.p.a., la grande acciaieria che ancora oggi dà pane e disperazione a tutta Piombino. Anna e Francesca, la mora e la bionda, sono bellissime e irriverenti, e soprattutto sono inseparabili.

 Ma quando Anna scopre l’amore e il sesso con Mattia, qualcosa si rompe tra le due, che verranno risucchiate nelle loro storie private, sole davanti a genitori buoni a nulla o assenti o violenti, e si riabbracceranno solo quando la vita le sottoporrà alle prove più crudeli. Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, Silvia Avallone racconta una periferia che non sembra avere rappresentazione pubblica, un’Italia alla ricerca di un’identità e di un futuro che paiono orizzonti lontanissimi, irraggiungibili come l’isola d’Elba, bellissima e a poche miglia di mare: un paradiso a portata di mano che resta però inaccessibile.

 

Ecco alcune recensioni che ho trovato nel web:

  • Libro bellissimo e scritto benissimo. Adolescenti ed adulti con tragiche realtà e impossibili illusioni di felicità, come ovunque ci sono e ci saranno. Un ottimo libro scritto con la leggerezza della penna e la pesantezza delle parole da un’ottima narratrice.
  • Questo libro mi è piaciuto molto, mi ha davvero emozionata e mi ha fatto riflettere. La storia mi sembra assolutamente realistica e verosimile, al di là di alcune forzature che ci possono stare in un romanzo. Lo stile è scorrevole e si legge volentieri. Fa riflettere sulla mancanza di prospettive dei giovani che vivono nelle periferie, sull’ incapacità di trovare una strada diversa da quella della fabbrica che ti dà un salario per vivere, ma ti distrugge fisicamente. Fa riflettere sull’incapacità delle donne di ribellarsi e di cambiare il loro destino e quello dei figli. E infine fa riflettere sul tema della sicurezza sul lavoro e la mancanza di scrupoli di alcune multinazionali che non fanno investimenti per tutelare chi ci lavora.
  • Quando uno scrittore attinge ai propri ricordi per tratteggiare una realtà italiana quanto mai veritiera, l’effetto ottenuto è impressionante. Non a caso le parti più riuscite del romanzo, a mio avviso, sono quelle in cui il lettore riesce più a riconoscersi: una periferia fatta di balconi, cortili, pettegolezzi, urla che rimbalzano nella trombe delle scale. I protagonisti sono quelli di un’Italia si serie B, di un’Italia di cui non importa nulla a nessuno, un’Italia da cui si cerca di fuggire. Ma spesso il sogno dura il volo di una farfalla, l’incanto si spezza e lo schifo è tutto quello che resta. Anche l’amicizia, forse…


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Published in: on 14 dicembre 2011 at 15:08  Lascia un commento