La strada di Smirne

Titolo: La strada di Smirne

Autore: Arslan Antonia

Editore: Rizzoli

Data di Pubblicazione: Febbraio 2009

Pagine: 285

Reparto: Narrativa Contemporanea

Voto : 6

I tre figli del vecchio Hamparzum, Sempad, Yerwant e Zareh, hanno avuto destini diversi. Hanno tutti lasciato l’Anatolia, la regione turca abitata da cristiani e la grande casa di famiglia, la Masseria delle allodole, per seguire il proprio destino. Sempad, il farmacista, subirà in prima persona lo sterminio attuato dal regime turco contro le minoranze cattoliche armene. I suoi figli maschi verranno tutti uccisi (tranne Nubar che si salverà solo perché travestito da donna), mentre le tre figlie femmine, insieme alla loro mamma Shunshanig e alla zia Azniv, si metteranno in viaggio per raggiungere Yerwant in Italia.
Il maggiore della famiglia, medico noto e affermato, vive ormai a Padova da molti anni dove ha sposato una contessa. I suoi due figli, Wart e Khayel, ricevono un’educazione all’occidentale e nulla sanno delle peripezie che in patria ha dovuto sopportare la famiglia di Sempad. Quando le cugine sopravvissute sbarcheranno finalmente a Venezia dopo un rocambolesco viaggio attraverso le isole dell’Egeo, i due mondi, quello agiato e perbenista italiano e quello dei mercanti e dei faccendieri variopinti del Medio Oriente si incontreranno. è dalla posizione privilegiata di una Venezia blindata, alle spalle del promontorio in cui i soldati italiani combattono una lunga guerra di posizione contro gli austriaci, che il dottore armeno e i suoi familiari cercheranno di ripristinare i contatti con la terra natia.
Attraverso lettere recapitate per miracolo e nonostante l’avanzare del conflitto, avranno notizie del fratello minore Zareh, l’unico che continua a vivere in Medio Oriente. Ed è sempre ad Aleppo, in Siria, che si trovano la lamentatrice greca Ismene e il prete ortodosso Isacco, che tanta parte ebbero nella salvezza delle donne della Masseria. Lì i pochi reduci armeni si nascondono come topi per le vie tortuose della città vecchia, mentre i bambini vengono accolti nell’orfanotrofio tedesco. Intanto in Grecia le potenze alleate hanno vinto e i capi del governo dei Giovani Turchi sono in fuga. A Costantinopoli la situazione politica è rovesciata e si prepara un tribunale speciale per i crimini di guerra, mentre a Smirne, la seconda città dell’impero ottomano, gli armeni sognano di fondare il loro Stato sovrano, dopo mille anni di persecuzioni da parte dei musulmani. Sognano. Yerwant, i suoi figli e i suoi nipoti, immaginano una vita normale nella “città degli infedeli”, in un posto dove i mercanti fanno affari d’oro e gli stranieri di tutte le razze e le religioni si incrociano e convivono in pace. Una città spensierata e tollerante, proprio come le altre grandi metropoli del Mediterraneo.
Per tre anni i greci vincono sui turchi e gli armeni trovano la pace a Smirne, ma come avvenne a Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio, nessuno si accorge che la grande catastrofe deve ancora arrivare.
A distanza di cinque anni Antonia Arslan torna a raccontarci l’epopea della sua famiglia e del suo popolo. Nel primo romanzo La masseria delle allodole – da cui è stato tratto un film dei fratelli Taviani – aveva raccontato il genocidio di un milione e mezzo di armeni in Anatolia, adesso ritorna sulla storia del suo popolo, che viaggia in cerca della terra promessa ma che incontra una nuova delusione. Una storia di uomini alteri e dignitosi, umiliati e trucidati, costretti a mendicare nei mercati di mezza Europa. Un romanzo carico della magia e della ricchezza che l’odio nazionalista e integralista non riuscirà mai ad estirpare dall’animo levantino, fatto di pensieri lucidi e struggenti, come un antico canto funebre.

Published in: on 16 Mag 2012 at 13:59  Comments (2)  

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  1. Una numerosa e ricca famiglia armena vive in una cittadina turca all’inizio del Novecento. Attorno al capofamiglia vivono la moglie, i figli, le sorelle. Invano, alle avvisaglie dell’olocausto del 1915, cercheranno scampo nella residenza di campagna (appunto “la masseria delle allodole”). Saranno traditi da un mendicante che poi si pentirà fino a rischiare la vita per i sopravvissuti, aiutato da un prete greco, da una popolana, da un ufficiale innamorato e dai parenti emigrati in Siria e in Italia. Romanzo breve con una prosa dal ritmo spesso serrato.

  2. Un mix di sangue armeno ed italiano, hanno partorito un meltin pot di felicità e sofferenza, celestialità e morte: parole contrastanti, sentimenti opposti che in questo libro convivono in assoluta armonia, quasi la penna di Antonia Arslan fosse avvolta in un’ atmosfera romanzesca impreziosita di poesia. Il romanzo storico-familiare, racconta la dolorosa decimazione degli armeni da parte del governo dei Giovani Turchi, concentrandosi principalmente sulla storia della famiglia Arslanian. E’ una narrazione intrisa in un primo momento di magiche ambientazioni, di intensi sapori, di colori caldi, di profumi che però, sfumano velocemente a partire dal massacro del capo-famiglia, Sempad e dei suoi giovani figli ed amici, a cui farà seguito un tragico viaggio, un calvario di sofferenze, violenze, sotterfugi, morte. Attraverso le parole, l’autrice riesce a far sentire profumi, gustare sapori, vedere colori, è in grado di rendere consistente ciò che non lo è. “La masseria delle allodole” oltre a far conoscere una storia tristemente sconosciuta a molti lettori, forse troppi, fa anche riflettere, contribuendo a far nascere un più forte sentimento di rifiuto nei confronti di tutte le discriminazioni razziali o etniche. Xenofobie e discriminazioni che, come il Novecento ha tristemente insegnato, sono la base di ogni genocidio o ”purga” etnica. I famosi genocidi degli ebrei e un pò meno quelli dei sovietici, sono noti a tutti, per la loro cruenza e l’esoso numero di vittime; ma si sono verificate tragedie in egual modo cruente e sanguinose. Alzi la mano chi conosceva lo sterminio armeno.


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